PedalareXdonare…un pò di noi agli altri.

Benvenuti a bordo. Pedalare da Ragusa ridente cittadina in Sicilia, a Carovigno, città dell’oasi WWF e della ‘Nzegna, in Puglia. Mille chilometri attraversando l’Italia da Sud a Nord. L’idea è percorrere tale distanza in bicicletta da corsa, in sei tappe per riunire gli amici, da nord a sud. Amici del pedale e del cuore, un cuore a forma di pedale. Un cuore grande per lo sport e per la voglia di sensibilizzare più gente possibile con un messaggio di vita, un messaggio solidale, un messaggio d’amore; pedalareXdonare. Pedalare e donare legati in un’unica parola. Chiunque potrà sostenerci. Ciurma, sveglia, tutti a rapporto da noi!!! Allacciate i caschi, si parte sul serio!!! Che l’avventura abbia inizio. Chi ci ama, non solo ci segua, ma CI SOSTENGA!!!

Un uomo in movimento continuo.

oliviano brasson

Mr 3:33:33

Oliviano Brasson,

57 anni, il più “anziano del gruppo”. Ma non fatevi ingannare. È uno che pedala con cadenze altissime, uno che sale in agilità, uno leggiadro. Il suo approccio al ciclismo è legato alla necessita di perdere peso, e per questo alterna la corsa a piedi alle corse in bici. Capace di chiudere la Maratona di NY in 3:33:33, tempo anche facile da ricordare. Ma la bici rimane la sua principale passione. Infatti ha ottenuto piazzamenti anche in granfondo a circuiti a cui ha partecipato. La bici lo aiuta a svuotare la mente, a rigenerare le energie ed a rinnovare la determinazione che esprime nel lavoro e nella sua vita privata. Riesce a liberare l’anima in bici senza mai lasciarla andare troppo lontano ed attraverso il legame con i pedali, la fa danzare sui pignoni e tra le maglie di una catena ad undici velocità. Legato a tutto ciò che ha dell’incredibile come questa avventura.

Dirigente di Bartolini spa, è un uomo in continuo movimento per definizione.

Tanti cavalli vapore.

pavendish

Pavendish.

Pasquale Basile,

43 anni, figlio di “Tusicchiu lu carrozzieri” di Carovigno. Lavoratore infaticabile, nasce e cresce in mezzo ai motori, dapprima nell’officina paterna e poi all’estero, dove si specializza su auto di grossa cilindrata. Ma il vero motore di grossa cilindrata ce l’ha nelle gambe. Lo stesso Alessandro Bertolini dice di lui che ha un motore non indifferente. Infatti per la sua esplosività, per il modo di scaricare sui pedali tutti i suoi cavalli vapore è soprannominato “Pavendish”. È uno che va talmente forte che alle granfondo non legge le indicazioni e sbaglia percorso. Ha promesso che per la spedizione dei mille che verrà sarà lui a cambiare le camere d’aria per il gruppo, dato che all’ultima Sportful ha perso più di venti minuti di gara per una foratura nella prima parte del percorso. Di animo generoso ma anche permaloso e svogliato negli allenamenti.

Un pò quello che hanno sempre detto ai colloqui a papà Maradona: se si allenasse di più…

Il dottò.

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Formalmente Léo.

Leopoldo Lerose,

40 anni, calabrese di Strongoli e pugliese d’adozione. Il più terrone del gruppo. Il “dottò” come lo chiama Fabrizio. Lui il dottore lo fa di professione e la bicicletta è la sua personale terapia, per lui è Yoga, è il suo personale Sigmund Freud. Il suo ciclismo è romantico. Lui ama le storie di uomini e di biciclette. Ama leggere delle imprese di Coppi, Bartali, Magni. Ama sopratutto Pantani. Lui il Pirata lo ha cercato sulle montagne che lo hanno consegnato alla leggenda. Dopo aver scalato il Pordoi ha chiuso davvero gli occhi ed ha immaginato il mare di Cesenatico, per il Pirata. Sull’Alpe d’huez ha provato a stare sui pedali il più possibile e la sua prima Novecolli l’ha corsa con il completino della Mercatone Uno del ’98. Lui è convinto che sul Mont Ventoux avrebbe vinto anche la signora Tonina su Armstrong, perché era sua madre.

È sempre disponibile con tutti…ma potete dargli del Léo.

Il Presidente.

il presidente

Ser Lanzilotti.

Angelo Lanzilotti,

cinquantatreenne di Carovigno la città della ‘Nzegna, degli sbandieratori. E lui le bandiere dell’alto Salento le ha portate in giro sulle strade d’europa, sempre alla ricerca di nuove sfide in bicicletta. Perchè Angelo, il presidente, è tipo da sfide impossibili. Lui è nato presidente, lo era di sicuro già all’asilo. E pensare che il suo ciclismo ha inizio su consiglio del suo medico di fiducia. Poi ci lamentiamo della sanità italiana!!! Angelo ha partecipato alla maggior parte delle granfondo italiane portandole sempre a termine. Nella radice del suo nome potrebbe esserci quella di ser Lancillotto, cavaliere della tavola rotonda. E come un moderno cavaliere lui cavalca il suo scudiero, una Cinelli Saetta. Saetta era con lui sul passo del Rombo con temperature polari, nella Öetztaler del 2014 dove scalò il temibile Timmelsjoch con tre chiodi nel femore destro come ricordo di una frattura che si era procurato solo sette mesi prima.

Quando il gioco si fa duro, il presidente parte dalla griglia rossa!!!

Il passista.

I Bertolini sullo Stelvio

Fabrizione.

Fabrizio Bertolini,

48 anni, trentino di Mori. La città del Santuario di Montalbano nella valle dell’Adige che già diede i natali ad Alessandro Bertolini, suo fratello e ciclista professionista. Insomma uno che il ciclismo ce l’ha nel DNA, un DNA formato dalle maglie di una catena di bicicletta. Per mestiere è uno che le persone le “trasporta”, e non solo perché lui guida gli autobus di linea nella provincia di Trento. Fabrizio, o meglio Fabrizione è un grande trascinatore, un motivatore. Un moderno Caronte del pedale, uno capace di far scalare lo Stelvio, sua Maestà lo Stelvio, ai cadaveri in bicicletta. Lui fa parte di quelli che…è vietato non parlare all’autista, perché lui, l’autista ha sempre una soluzione per i tuoi problemi. In bicicletta è un grande passista e sarebbe capace di tirare il treno in volata anche a Cipollini.

Però poi Cipollini deve riuscire a superarlo.

Storie di amici e di bici.

Storie di bambini, di uomini e di leggende.

 

Dalla Graziella alla Oetztaler.

Ho iniziato ad andare in bicicletta da bambino, come la maggior parte dei bambini. Anche se la metafora: è come andare in bicicletta, l’avrò sentita già un milione di volte, all’inizio della storia evolutiva di ognuno di noi non è stato affatto semplice. In un classico film in bianco e nero si vede un classico papà, che li rappresenterebbe tutti, da Adamo in giù, che sorregge dal sellino un classico figlio, da Caino o Abele in giù, barcollante su una classica bici, appena privata delle sue fantastiche ali a forma di rotelle. Il film è in bianco e nero e lascia solo immaginare il colore rosso delle ginocchia e dei gomiti sbucciati, perché tutti sappiamo che sono sbucciati. Classico. Ma alla fine della strada, classica anch’essa, quel bambino non sarà più lo stesso classico bambino. Avrà conquistato il suo primo GPM, la sua prima maglia Rosa, il suo primo bacio da una miss, che in questo caso è la mamma. Classico. Tutto classico.

Eravamo 4 amici a 7 bar.

La spedizione dei mille.

PedalareXdonare

Gli amici all’inizio della storia erano in quattro, come quattro erano i moschettieri, come quattro erano anche i cavalieri dell’Apocalisse. I loro destrieri in finissimo carbonio galoppavano su zoccoli di gomma gonfiati a 7 bar, abituati a respirare l’aria rarefatta delle alte quote, oltre i duemila metri, là dove è più facile immaginarsi più vicini fisicamente a Dio e dove il rumore dei propri pensieri è interrotto soltanto dal proprio respiro. Il loro Karma, vissuto come conseguimento di una condizione spirituale superiore, è stato temprato dai tornanti bollenti dell’Alpe d’Huez, dal ghiaccio sul Manghen, dalla pioggia sul Passo del Rombo, dalle bordate di mistral sul Mont Ventoux. Lo stesso Karma che faceva vedere il mare a Pantani in cima al Pordoi.

Benvenuti

Benvenuti  a tutti quanti gli amici, i conoscenti, i simpatizzanti che ci sosterranno in questa pazzia.